'Michael Jackson - The Trial': il nuovo documentario di Channel 4

Martedì 3 febbraio, uno sconcertante servizio del Tg1 ha tratto spunto dall'arrivo del trailer ufficiale del biopic Michael per soffermarsi piuttosto sull'uscita di un nuovo documentario dedicato - guardacaso, con un "tempismo" perfetto - al processo del 2005. Ma di cosa si tratta? Intitolato Michael Jackson - The Trial, è una docu-serie in 4 parti a cura del canale britannico Channel 4, lo stesso che - per intenderci - è stato in prima linea per il lancio di Leaving Neverland. La prima puntata è andata in onda sull'emittente TV mercoledì 4 febbraio, anticipata in quest'ultima settimana da vari articoli apparsi su numerose testate - anche in Italia - che ne hanno svelato in anteprima i contenuti. In particolare - come l'autore del servizio del Tg1 non ha perso tempo a sottolineare - una serie di registrazioni audio che sarebbero inedite e piuttosto "inquietanti". In un paio di passaggi di questi nastri, si ascolta Michael dire che i bambini vogliono abbracciarlo e toccarlo, e che questo loro comportamento a volte può metterlo nei guai. Confessa inoltre che se un giorno gli venisse impedito di vedere dei bambini, non avrebbe più saputo come vivere. Tipico esempio di interpretazione tendenziosa e fuorviante, innanzitutto perché decontestualizza quelle frasi, e poi perché - se le prendiamo di per sé e ci riflettiamo con attenzione - di fatto esse non contengono dichiarazioni "sconvolgenti". Come già accaduto tante volte, è la malizia e il pregiudizio di chi ascolta a creare "il mostro". È chiaro che alcuni comportamenti spontanei dei bambini, come appunto un abbraccio, in quel tipo di contesto per i suoi precedenti potessero rappresentare per Michael un rischio concreto. Per di più, in realtà questi audio non sono inediti nel senso letterale del termine, ma appartengono a registrazioni già note e risalenti in parte al 1999 (già resi pubblici da Piers Morgan durante il suo show dell'epoca), in parte ai nastri di cui il rabbino Shmuley Boteach si servì per scrivere il suo libro The Michael Jackson Tapes (2009). Lo stesso rabbino che dopo Leaving Neverland non ha fatto mistero di credere ai racconti di Robson e Safechuck, e che lo stesso 4 febbraio - in occasione del debutto del nuovo documentario - è apparso in diretta su Good Morning Britain, dichiarando che la sua amicizia con MJ è finita nel momento in cui quest'ultimo non volle ascoltare il suo consiglio di non condividere il proprio letto con bambini non suoi. Che poi di fatto Michael avesse preso le distanze da lui perché aveva sottratto dei finanziamenti alle fondazioni Heal The World, è solo un "dettaglio", e ovviamente davanti alle telecamere non lo dice. «Per me è quasi impossibile che Michael abbia fatto male ad un bambino. Sicuramente si è comportato in maniera inappropriata. Un uomo adulto non può condividere un letto con un minore», dichiara Boteach. E lo fa in riferimento al caso di Gavin Arvizo, però gli atti del processo sono nero su bianco e le testimonianze dirette - di dipendenti di Neverland come Gayle Goforth e Jesus Salas - hanno dimostrato un'altra realtà, cioè che MJ lasciava sì il proprio letto ai bambini, ma per dormire in un sacco a pelo sul pavimento! Non solo. Nel documentario appare anche Vincent Amen, un ex-agente di pubbliche relazioni che entrò nell'entourage di Michael nel 2003, e che si dice convinto della sua colpevolezza. «Per anni le prove sono state insabbiate e chi sapeva è stato messo a tacere», dichiara. «Tutti, nella sua cerchia ristretta, conoscevano i gusti di Jackson». Racconta di aver trovato tra gli effetti personali di Michael una "rivista naturista" con immagini di minori, proprio alla vigilia del processo, e di aver deciso di parlarne con i Pubblici Ministeri. «Dove c'è fumo, c'è fuoco», dice. Ma guardacaso, le sue dichiarazioni non furono giudicate valide e in tribunale Amen non fu mai chiamato a testimoniare. E ora torna a farlo davanti ad una telecamera? Siamo alle solite. Sta arrivando il biopic, evento celebrativo della memoria di Michael di portata planetaria? Bene... quale momento migliore per tornare a rivangare ancora una volta i soliti sospetti, le solite insinuazioni, le solite ombre sulla sua vita privata? Una "strategia" che a quanto pare non ha pagato. La prima puntata della docu-serie ha registrato infatti un ascolto pari a soli 556.000 spettatori nel Regno Unito: praticamente un flop, avendo attirato meno della metà del proprio pubblico abituale nella fascia oraria dalle 21:00 alle 22:00, ed è stata sonoramente battuta dal concorrente Reform: Ready to Rule? della BBC2. I dati dell'audience complessivi sono impietosi: una delle prestazioni peggiori nella storia di Channel 4, che tra la concorrenza degli altri principali broadcaster - BBC1, BBC2, ITV e Channel 5 - è riuscita ad ottenere solo il 5,4% di share. «The bigger the star, the bigger the target». 👑 «Più grande è la stella, maggiore è il bersaglio». Ma la luce di quella stella, non la oscureranno MAI.